Frequenze: senti il cambiamento in atto? Ti spiego perché.

Da più persone mi sento dire che “sentono” un cambiamento di frequenze in atto, e questa sensazione per alcuni è fortemente destabilizzante, e per la maggior parte incomprensibile: ecco perché ho deciso di pubblicare questo studio.

cristalli di magnetite rilevati nel cervello e nel midollo spinale

cristalli di magnetite rilevati nel cervello e nel midollo spinale

 

La fisica relativistica individua 4 forze fondamentali che governano l’universo conosciuto: la forza di gravità, la forza elettromagnetica, la forza nucleare debole e la forza nucleare forte; le prime due hanno raggio d’azione infinito, talché le masse di soli e pianeti si influenzano reciprocamente, determinando in questo modo il moto siderale universale, e le onde radio e la luce giungono ovunque, percorrendo distanze infinite e collegando tra loro le galassie, mentre le altre due forze hanno campi d’influenza ristretti, a livello subatomico la forza debole ed a livello atomico la forte.

Tutte queste forze, evidentemente, ci permeano, modellandoci e determinando la nostra evoluzione su scale temporali per noi incommensurabili; ovviamente, vivendo noi sulla Terra, il nostro organismo è stato prevalentemente plasmato dalle forze originarie di questo pianeta, anche se siamo stati e siamo tutt’ora influenzati dalle forze che giungono da altri sistemi c.d. alieni.

Detto questo, Vorrei concentrare la nostra attenzione sulla forza elettromagnetica, e più specificamente su una parte di essa, il magnetismo; quando si parla di ciò subito si pensa a quei pezzi di materia apparentemente inanimata che chiamiamo calamite, no? Eppure esiste un magnetismo animale, ed il primo a parlarne fu tale Mesmer nel 1775, ma non ebbe grande eco, dato che fece esperimenti sulle piante, che in quell’epoca non erano considerate esseri viventi.

In epoca recente si è rilevata la presenza in molte specie animali di cristalli di magnetite (Fe304), quel materiale con il quale è fatto l’ago della bussola e presente in natura negli strati profondi di roccia, i cui orientamenti indicano le diverse declinazioni assunte dal campo magnetico terrestre durante ere di evoluzione geologica, spesso caratterizzate addirittura da inversioni magnetiche.

Le prime creature che abbiamo scoperto essere dotate di questi cristalli di magnetite furono dei batteri che vivono ad elevate profondità, in luoghi ove tale materiale abbonda grazie a due fattori concomitanti: pressioni e temperature elevatissime; tuttavia, i cristalli all’interno dei batteri erano organizzati in strutture lineari, infinitamente più complesse e sensibili di quelle ritrovabili in natura.

Queste strutture funzionano come vere e proprie mini-bussole, probabilmente generate da necessità evolutive finalizzate al poter individuare i territori verso i quali indirizzarsi. E questa ipotesi viene confermata dalla presenza di tali cristalli organizzati nel medesimo modo anche in specie animali maggiormente complesse, quali insetti, pesci, anfibi ed uccelli, e questa dotazione magnetica è probabilmente alla base dei fenomeni migratori.

Ma vi sono casi ancora più complessi quali, ad esempio, quello della pianta maggiormente studiata al mondo, l’arabidopsis thaliana; la ragione per la quale è così popolare tra i ricercatori di tutto il mondo consiste nel fatto che ha soltanto 5 cromosomi, con 125 milioni di basi e poco più di 25.000 geni, oltre ad altre caratteristiche di grande semplicità che la rendono facilmente esaminabile, ed è quindi stato relativamente facile scoprire che è dotata di un meccanismo molto particolare, che ne lega la crescita all’intensità del campo magnetico tramite i suoi criptocromi, proteine fotorecettrici sensibili alla luce blu del crepuscolo; tali molecole sono presenti in molti altri organismi animali e si ritiene che abbiano un ruolo fondamentale nei processi di crescita e sviluppo, oltreché nella regolazione dei ritmi circadiani ed, ovviamente, nella capacità di orientamento grazie all’attivazione dei sensori magnetici.

Dobbiamo attendere fino al 1992 per scoprire la presenza di cristalli di magnetite anche nell’uomo: le membrane che fasciano il cervello ed il midollo spinale ne contengono infatti grandi quantità; la cosa curiosa è che tale scoperta non venne fatta da un medico, ma da un geologo, tale Dott. J. Kirschvink, ed altra cosa curiosa fu, ed è, il fatto che tale ricerca, che potrebbe avere implicazioni straordinarie anche in campo medico, non venne mai finanziata e quindi dopo poco venne abbandonata.

Certo è che i cristalli di magnetite rispondono alle emissioni elettromagnetiche, e dato che il mondo in cui viviamo è fortemente inquinato da questo tipo di emissioni è facile immaginare che il nostro sistema nervoso venga pesantemente aggredito dalle frequenze di tv, radio, cellulari, computers, Wi-Fi e qualsiasi altro oggetto elettrico od elettronico ormai onnipresente nella nostra vita.

In effetti il sistema nervoso non è altro che un circuito elettrico, grazie al quale piccole cariche elettriche si muovono tra organi, tessuti, muscoli e cervello, mettendoli in collegamento e gestendone le funzionalità.

Facendo questo generiamo un debole campo magnetico che interagisce con quello ben più forte nel quale siamo immersi e che, a seconda dell’intensità e della reciproca frequenza di oscillazione un altro soggetto ricevente, se sufficientemente sensibile, può percepire.

Ed anche ciò che noi percepiamo dipende dalle medesime variabili, e quando veniamo colpiti da una irradiazione elettromagnetica qualsiasi (raggi cosmici, o solari, od onde radio, o radiazioni luminose od anche colori) nel nostro corpo si generano delle correnti della medesima frequenza di quelle che ci hanno colpito, e tali correnti giungono al cervello che le decodifica riproducendo le sensazioni corrispondenti.

Per capire questo passaggio ricorro all’esempio del sasso gettato in acqua, il quale genera un’onda che può percorrere grandi distanze fino a raggiungere un altro oggetto che si trovi nel medesimo bacino, riuscendo a muoverlo: questo oggetto in realtà non ha la percezione del sasso, poiché non entra in contatto con esso, ma soltanto con il moto prodotto dal sasso cadendo nell’acqua, ovvero nel mezzo attraverso il quale il moto si è propagato.

E questo semplice esempio ci fa capire un’altra cosa ben più complessa: le nostre percezioni non sono rappresentazioni reali della materia, ma deduzioni che l’esperienza ci permette di decodificare al verificarsi di un evento; è un po’ come essere feti nel grembo materno, viviamo in una sacca ovattata, circondati da un liquido amniotico che ci trasmette impulsi sensoriali attraverso i quali immaginiamo la realtà.

Persino le nostre sensazioni inerenti temperatura, pressione e quant’altro siamo in grado di rilevare nell’ambiente che ci circonda sono percezioni che i nostri organi di senso ci trasmettono dopo essere stati sollecitati dalle variazioni del campo magnetico esterno, giunte fino a noi attraverso il mezzo fluido nel quale siamo immersi.

Todeschini, fondatore della psicobiofisica, nella prima metà del ‘900 formulò tale teoria, e ritenne addirittura che fosse possibile invertire il processo, facendo produrre dal cervello una data sensazione, che opportunamente codificata genererebbe una corrente e quindi una variazione elettromagnetica trasmissibile verso l’esterno: ciò in effetti spiegherebbe molti dei fenomeni c.d. paranormali quali telecinesi, percezioni extrasensoriali e molto altro che potrebbe verificarsi se riuscissimo a produrre e trasmettere adeguati impulsi elettromagnetici.

Purtroppo, quando Todeschini formulò queste ipotesi ancora non si sapeva della presenza dei cristalli di magnetite nel sistema nervoso umano, e quindi il mondo accademico “mainstream” non le ritenne fondate e le rigettò, abbandonandole nel dimenticatoio.

Eppure, pensate che oggi sappiamo di essere in grado di generare una variazione elettromagnetica dalla coclea, componente dell’orecchio interno, in risposta ad uno stimolo acustico: tale emissione è misurabile, la si definisce “emissione acustica OAE”, ed ha una frequenza specifica diversa da individuo a individuo, e può quindi essere considerata una “impronta acustica”.

E sapendo queste cose non è difficile capire che dialoghiamo continuamente con il nostro pianeta, che normalmente trasmette segnali ad una frequenza di 7,8 Hz, tipicamente la medesima emessa dal nostro cervello durante il sonno, momento nel quale siamo maggiormente ricettivi a quanto risuona con noi e nel quale, come due diapason accordati sulla medesima frequenza, noi ed il pianeta ci riallineiamo.

Ed ecco spiegato il motivo per il quale tu stai sentendo che c’è un cambiamento in atto!

Carlo Makhloufi Donelli per ITA.li

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