PNEI: ne parliamo con la dott.ssa Anna Rita Iannetti

In questa intervista siamo con Anna Rita Iannetti, medico chirurgo impegnato da venticinque anni in campagne di promozione alla salute, esperta in neuroscienze, counselor, master in medicina biointegrata, master in PNEI, master in ottimizzazione neuropsicofisica e CRM terapia.

La dottoressa Anna Rita Iannetti ha un curriculum senza pari.

Da anni si occupa soprattutto dello studio dell’epigenetica e di come le emozioni al pari del sistema microbico possono influire sul Dna proprio e dei figli che metteremo al mondo.

Secondo i calcoli della dottoressa Iannetti la salute dei nostri ragazzi è in serio pericolo e non solo la loro.

In questa prima “pillola” poniamo le basi della corretta informazione medico scientifica, quella che ci potrà aiutare a superare 3 anni di devastazione, fisica e psichica.

Buona visione.

 

Nota a margine:
La treccani così definisce la PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia):
“Disciplina che studia le relazioni bidirezionali tra psiche e sistemi biologici. Nella p. convergono, all’interno di un unico modello, conoscenze acquisite, a partire dagli anni Trenta del 20° sec., dall’endocrinologia, dall’immunologia e dalle neuroscienze.

ASPETTI STORICI

Nel 1936, Hans Selye dimostrò che la reazione di stress (➔ stress e adattamento) è indipendente dalla natura dello stimolo.

Ricerche successive rafforzarono il concetto dimostrando che lo stress può essere attivato da fattori fisici, infettivi, psichici.

Indipendentemente dal tipo di agente stressante, si attiva una reazione neuroendocrina e neurovegetativa che libera ormoni e neurotrasmettitori dalle surrenali.

A metà degli anni Settanta, il fisiologo tedesco Hugo Besedovsky dimostrò che la reazione di stress, con l’aumento della produzione del cortisolo da parte delle surrenali, causa una soppressione della risposta immunitaria.

Fu stabilito così il primo collegamento biologico tra cervello, stress e immunità.

Nella seconda metà degli anni Ottanta, il fisiologo statunitense Edween Blalock dimostrò che i linfociti hanno recettori per gli ormoni e i neurotrasmettitori prodotti dal cervello e che, al tempo stesso, producono ormoni e neurotrasmettitori del tutto simili a quelli cerebrali.

Venne così dimostrata la comunicazione bidirezionale tra cervello e immunità.”

Carlo Makhloufi Donelli per ITA.li

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