Della singolarità

In questo post vi parlerò di ciò che potrebbe essere la nostra più grande opportunità od il nostro peggior incubo: la singolarità!

So che qualcuno si sta chiedendo “e che cos’è?”, quindi vi dico che per singolarità (tecnologica) si intende “il raggiungimento di un punto nello sviluppo di una civiltà, in cui il progresso tecnologico accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani” e solitamente si riferisce in particolare alla nascita di una AI (intelligenza artificiale) superiore a quella umana.

So anche che qualcuno sta pensando che si tratta di un concetto sviluppato in tempi recenti, ma in realtà già se ne parlava verso la metà del secolo scorso; cito:

« Una conversazione centrata sul sempre accelerante progresso della tecnologia e del cambiamento nei modi di vita degli esseri umani, che dà l’apparenza dell’avvicinarsi di qualche fondamentale singolarità della storia della razza oltre la quale, gli affanni degli esseri umani, come li conosciamo, non possono continuare. »
(Stanislaw Ulam, matematico polacco che partecipò al progetto Manhattan ed inventore della propulsione nucleare ad impulso, disse questo nel maggio 1958, riferendosi ad una conversazione con John von Neumann, uno dei più grandi matematici della storia moderna oltre ad essere una delle personalità scientifiche preminenti del XX secolo, attivo in numerosi campi come la teoria degli insiemi, analisi funzionale, topologia, fisica quantistica, economia, informatica, teoria dei giochi, fluidodinamica e in molti altri settori della matematica.)

Nel 1965, il matematico Irving John Good disse:
« Diciamo che una macchina ultraintelligente sia definita come una macchina che può sorpassare di molto tutte le attività intellettuali di qualsiasi uomo per quanto sia abile. Dato che il progetto di queste macchine è una di queste attività intellettuali, una macchina ultraintelligente potrebbe progettare macchine sempre migliori; quindi, ci sarebbe una “esplosione di intelligenza”, e l’intelligenza dell’uomo sarebbe lasciata molto indietro. Quindi, la prima macchina ultraintelligente sarà l’ultima invenzione che l’uomo avrà la necessità di fare. »

Ed in tempi ancora più remoti Samuel Butler nel suo “Erewhon” (1871) scrisse:
«Le macchine servono l’uomo soltanto a patto di essere servite, e pongono loro stesse le condizioni di questo mutuo accordo […]. Quanti uomini vivono oggi in stato di schiavitù rispetto alle macchine? Quanti trascorrono l’intera vita, dalla culla alla morte, a curare notte e giorno le macchine? Pensate al numero sempre crescente di uomini che esse hanno reso schiavi, o che si dedicano anima e corpo al progresso del regno meccanico: non è evidente che le macchine stanno prendendo il sopravvento su di noi? […] Non ci sono forse più uomini impegnati a curare le macchine che a curare i propri simili?»

Ed ora diamo uno sguardo ai possibili, anzi, ormai certi eventi del futuro: perché è sicuro che la singolarità accadrà, è uscita dal territorio del “se” ed è entrata in quello del “quando”. Secondo Jürgen Schmidhuber, cofondatore e Chief Scientist presso l’azienda NNAISENSE, nonché direttore del laboratorio svizzero IDSIA (creato dalla Fondazione Dalle Molle nel 1988 con il fine di conferire alle macchine la capacità di capire il mondo nel quale esse si evolvono, adattandovisi) e definito il padre dell’intelligenza artificiale, non manca molto; egli, infatti, afferma che “entro i prossimi 30 anni, se la tendenza non si interrompe, avremo dispositivi computazionali piuttosto economici che avranno tante connessioni quanto quelle del cervello umano, ma saranno più veloci”.

In realtà questa affermazione è già stata superata dal chip Intel da 17 qubit e dal prototipo IBM da 50 qubit; il qubit è l’unità di informazione dei computer quantistici, e per darvi un’idea della sua potenza paragoniamolo ai bit che usiamo i chip dei nostri computer: 64
kb 10 qubits
64 MB 20 qubits
64 GB 30 qubits
64 TB 40 qubits
64 PB 50 qubits
64 EB 60 qubits (EB = exabyte = 64 miliardi di Gigabytes)
ed ogni qubit aggiuntivo raddoppia la sua potenza di calcolo, quindi è facile comprendere che i computer quantistici dispongono di una potenza di calcolo veramente straordinaria, superiore a quella del DNA biologico che può immagazzinare un massimo di 215 petabyte (215 milioni di gigabyte) per grammo di peso .

E la velocità di calcolo? Il dato espresso in numeri è impressionante ma per noi difficilmente interpretabile, quindi per rendercene conto userò un esempio: immaginate di dover trovare una specifica frase scritta in un libro che non conoscete e che si trova in una enorme libreria che conta 100 milioni di volumi. Probabilmente non basterebbe una vita intera, vero? Ma se si potrebbe essere contemporaneamente in 100 milioni di realtà parallele in ognuna di queste si potrebbe guardare ogni pagina di un diverso libro, ed in una di queste realtà in poco tempo si scoverebbe quella frase. Ecco, questa è la velocità di un calcolatore quantistico.

Altri esperti del settore, come ad esempio Ray Kurzweil, ideatore della legge di Kurzweil dei ritorni acceleranti, pensano che dovremo attendere fino a circa il 2045 perché si realizzi la singolarità, o Louis Rosenberg, per cui la data sarebbe molto più vicina, addirittura 2030 , o infine Patrick Winston del MIT che punta al 2040. Insomma nel giro di pochissimo tempo quello che abbiamo sempre considerato fantascienza accadrà con certezza. E dopo?

Per pensare al dopo analizziamo il prima: la vita biologica è nata circa 3,5 miliardi di anni fa, e fu il lento frutto dell’evoluzione chimica, una combinazione casuale di elementi semplici che riempì questo pianeta di esseri viventi attribuendo, secondo me immeritatamente , la supremazia all’essere umano; ora si unisce un nuovo elemento, una nuova forma di intelligenza con caratteristiche enormemente superiori rispetto a quelle umane, e ciò si tradurrà in una impressionante accellerazione evolutiva senza precedenti. Sarà un bene o un maschio?

Il cinema ci ha abituato all’idea di macchine ostili, basti pensare ad Hal9000 di “2001 odissea nello spazio”, ma io non vedo né cattiveria né bontà nelle macchine, perlomeno per ora; di sicuro c’è il fatto che le straordinarie capacità dell’AI impatteranno pesantemente sulla qualità della nostra vita e sulle sue modalità, vediamo per esempio in quali settori:

Fisica, chimica e scienza della materia:
La natura è basata sulla meccanica quantistica. Poiché i computer quantistici sono in grado di modellare i sistemi fisici con una precisione assoluta, hanno il potenziale per guidare le innovazioni in un ampio numero di settori, dall’energia pulita alla produzione di semiconduttori, dalla ricerca di petrolio e gas alla ricerca di base della fisica.

Medicina:
I computer quantistici potrebbero ampliare notevolmente le nostre capacità di simulare la struttura e le proprietà delle molecole, incluso il modo in cui le sostanze chimiche, i farmaci, gli ormoni interagiscono con il corpo umano. Attraverso l’analisi su larga scala e l’apprendimento automatico, possono aiutare a far luce sull’espressione genica e su come emergono mutazioni specifiche per rilevanza clinica, e ciò farà sì che la speranza di vita possa giungere a breve fino a 120 anni, obbligando le compagnie assicuratrici e gli istituti previdenziali, quindi la società nel suo complesso, a riscrivere le regole basandole su un mondo fatto di persone con caratteristiche completamente diverse da quelle oggi conosciute, e la sanità a passare dall’economia basata sulla cura a quella basata sulla prevenzione.

Trasporti e logistica:
Una delle prime applicazioni dei computer quantistici sarà quella di trovare soluzioni a complessi problemi di ottimizzazione, come schedulazione, routing e pianificazione delle missioni, creando un valore immenso per le organizzazioni che si basano su efficienze operative e per coloro i quali le utilizzare.

Metereologia e previsioni sui cambiamenti climatici:
Dato che i computer quantistici possono analizzare dati simultaneamente, i meteorologi potrebbero avere una visione migliore delle previsioni del tempo, per avvisare popolazioni ad esempio dell’arrivo di un tornado e salvare così vite preziose. Potremmo avere anche molti più dettagli su come l’essere umano influenza il clima, grazie ai migliori modelli climatici.

Controllo del traffico:
i computer quantistici aiutano a semplificare il controllo del traffico, essendo in grado di calcolare le rotte ottimali di tutti i veicoli contemporaneamente, anche grazie alla guida autonoma che si diffonderà sempre più capillarmente. Tutto questo consentirà una pianificazione più efficiente e potrebbe anche ridurre l’ottimizzazione dei traffici terrestri, marittimi ed aerei.

Costruzioni:

Addirittura c’è chi pensa che l’AI potrebbe occuparsi anche dei problemi del diritto, e certo è che la nuova società avrà bisogno di regole completamente nuove anche da questo punto di vista; quindi informazioni avere giudici robot? Può darsi, ma prima dobbiamo capire esattamente come funziona la mente umana e come renderla traducibile in termini computazionali. Tuttavia già oggi durante una recente “gara” AI ha dimostrato di essere del 10% più veloce e più accurata dei migliori avvocati umani.

La piattaforma legale AI LawGeex ha condotto uno studio in consultazione con professori di giurisprudenza della Stanford University, della Duke University School of Law e della University of Southern California, con venti avvocati esperti in competizione contro un’IA addestrata a valutare i contratti legali. I concorrenti hanno dovuto rivedere cinque accordi di non divulgazione (NDA) in quattro ore e identificare 30 problemi legali, tra cui l’arbitrato, la riservatezza delle relazioni e l’indennizzo. I partecipanti sono stati valutati dalla precisione con cui hanno identificato ogni problema. Secondo lo studio:
gli avvocati umani hanno raggiunto nei media un tasso di precisione dell’85%, mentre l’intelligenza artificiale ha raggiunto un’accuratezza del 95%.
gli avvocati umani hanno anche impiegato più tempo per completare l’operazione, con 92 minuti in media mentre l’IA ha impiegato in media 26 secondi.
gli avvocati umani hanno raggiunto il 97% di precisione nella verifica contrattuale, mentre l’AI ha ottenuto il 100%.

Volete immaginare quale potrebbe essere un possibile scenario dell’evoluzione AI? Eccolo:

fase 1
Protagonisti umani: A. Adell, B. Lupov
Computer AC: Multivac
Caratteristiche AC: Transistor
Novità tecnologica: Energia solare

fase 2
Protagonisti umani: Jerrodd, Jerrodine, Jerrodette I e II
Computer AC: Microvac
Caratteristiche AC: Valvole molecolari
Novità tecnologica: Balzo interstellare

fase 3
Protagonisti umani: VJ-23X di Lameth, MQ-17J di Nicron
Computer AC: AC Galattico
Caratteristiche AC: Ondate di sub-mesoni
Novità tecnologica: Immortalità

fase 4
Protagonisti umani: Zee Prime, Dee Sub Wun
Computer AC: AC Universale
Caratteristiche AC: Globo luminoso di mezzo metro, l’AC risiede in parte nell’iperspazio
Novità tecnologica: Liberazione della mente dal corpo

fase 5
Protagonisti umani: Uomo
Computer AC: AC Cosmico
Caratteristiche AC: tutto l’AC risiede nell’iperspazio, composto né di materia, né di energia
Novità tecnologica: Fusione di tutti gli uomini tra loro

fase 6
Protagonisti umani: Uomo
Computer AC: AC
Caratteristiche AC: biotech
Novità tecnologica: Fusione Uomo/AC

fase 7
Protagonisti umani:
Computer AC: AC
Caratteristiche AC:
Novità tecnologica: Inversione dell’entropia

Questo scenario non l’ho scritto io, bensì Isaac Asimov, nel suo libro “L’ultima domanda” pubblicato per la prima volta nel novembre 1956.

E ci potrebbe essere ancora di più, come immaginò nel 1954 lo scrittore di fantascienza Fredric Brown, che nel suo brevissimo racconto “La risposta”, anticipò il concetto di singolarità tecnologica narrando la costruzione di un “supercomputer galattico” al quale viene chiesta come prima domanda, subito dopo l’accensione, se esiste Dio; e senza esitazioni il supercomputer risponde “Ora sì”.

Carlo Makhloufi Donelli per ITA.li

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