VENEZIA, contributo d’accesso o contributo da cesso?

Contributo d’accesso, o contributo da ccesso? Questo calambour forse fa sorridere, ma in realtà è drammatico; conosciamolo meglio.

Le nostre città, motori delle economie locali e nazionale, oggi sovrappopolate, consumano grandi risorse, inquinano, sporcano. Così cita l’agenda 2030 ed è un fatto inconfutabile. Allora cosa di meglio del progetto rivoluzionario contenuto in tale agenda nel trasformarle in città sostenibili, sicure, inclusive, resilienti? A chi non piacerebbe vivere in una città di questo tipo? Mancano tuttavia due aggettivi: umane e armoniose.

E in quale modo si perseguiranno e raggiungeranno tale obiettivi? Quale prezzo dovranno pagare i cittadini per vivere in una città con queste caratteristiche? Quale sarà l’altra faccia della medaglia?

Venezia, una delle città più belle e visitate del mondo,  accoglie ogni anno circa 30.000.000 di turisti che si riversano disordinatamente per calli e campi, danneggiando l’infrastruttura già fragile della città e ostacolando la vita quotidiana degli ormai solo 50.000 residenti. E’ un problema importante, che va affrontato. Tanto che l’Unesco nel 2016 minacciò di inserire la città nella lista dei siti a rischio se non fosse corsa ai ripari.

Così il Comune ha deciso con legge del 30/12/2018, modificata poi il 15/2/22, di istituire un contributo d’accesso per accedere alla città antica e alle isole lagunari. Consiste in una quota che potrà variare da 3 a 10 euro a seconda del flusso turistico atteso nella giornata e identificato da un bollino verde, rosso o nero.

Naturalmente molti saranno gli esenti da tale tributo: i residenti, chi vi si reca per lavoro o per studio, chi ospite della città paga già la tassa di soggiorno, chi partecipa a eventi organizzati dall’amministrazione comunale e molti altri casi ancora.

Per poter riconoscere l’esenzione al tributo sarà necessario attuare un controllo su tutti, cittadini e non. Anche chi abita dovrà dimostrarlo! Come? Con controllo del documento ma si è parlato anche di un’ app o di un pass.

Come si potrà effettuare un tale tipo di controllo? Avvalendosi della collaborazione di aziende esterne autorizzate ma anche col supporto delle 900 telecamere pubbliche e private già installate nella città.

Tali telecamere inviano i dati a una Smart Control Room, grande cervello informatico installato al Tronchetto dal 2020, che monitora flussi, fenomeni, comportamenti di persone e mezzi all’interno della città.

Sono peraltro già stati stanziati 110.000.000 di euro dalla comunità europea per aggiornare la smart control room e le telecamere con la rilevazione anche dei dati biometrici. I dati raccolti verranno inviati a un server ubicato fuori dal territorio italiano. Tutto ciò è in evidente contrasto con la legge che tutela la privacy.

Da quanto sopra si evince che tale soluzione abbia poco a che fare con la regolamentazione del flusso turistico, termine peraltro citato solo un paio di volte nel documento della municipalità. Sembra mancare un’analisi approfondita del problema del turismo.

Allora qual è il motivo per cui sta prendendo forma un tale progetto? I dubbi sono molti. Nessun cittadino sarà entusiasta di esibire un documento per rientrare nella propria città e nemmeno sapere di essere vigilato da un grande occhio invisibile. Inoltre una città non è un teatro o un parco divertimenti dove per accedere si deve pagare il biglietto. Biglietto che, probabilmente, come già per la tassa di soggiorno, non dissuaderà chi desidererà visitare Venezia quindi non si riuscirà in questo modo a ridurre il flusso turistico ma, con tali modalità, potrà solo acuire tensioni e difficoltà.

Quanto sopra fa pensare più che a una città armoniosa e sostenibile, a una sorta di città recintata  e controllata, a una gabbia dorata dove, anche grazie alla tecnologia 5G  e a breve 6G, nulla sfuggirà all’occhio attento ma….di chi?

I veneziani da mesi si sono attivati su questo tema per informare la maggior parte dei cittadini ancora ignari e per comprendere di più.  Ma avremo bisogno della collaborazione di tutti perché se passerà Venezia, città pilota in questo progetto, subiranno la medesima sorte anche le altre 14 città metropolitane presenti sul territorio nazionale.

Silvia F.

Di questo avevamo parlato in una recente intervista con l’architetto Giovanni De Vito: la trovate qui: https://www.youtube.com/watch?v=HB2GqlQHP_o

Carlo Makhloufi Donelli per ITA.li

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